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Il comune di Locana appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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Miti e leggende

Dea, Rufo e il ponte di Venere

Tanti e tanti anni fa, vicino a questo ponte, viveva una ragazza di nome Dea ed era la ragazza più bella di tutto il paese. Ogni mese il proconsole e suo figlio Rufo passavano a visitare le case dei contadini e il figli, Rufo, si innamorò subito di questa splendida fanciulla, ma in lei il giovane non suscitò alcun sentimento. Rufo chiese al padre di condurlo più spesso possibile nel villaggio dove aveva conosciuto la splendida creatura e il padre, ignaro dell'amore del figlio verso la bella contadinella, acconsentì al capriccio del figlio. Così Rufo poté frequentare la famiglia e riuscì a far innamorare la ragazza, cosicché i due giovani si giurarono amore eterno. Ma quando il padre di Rufo venne a conoscenza della storia d'amore tra il figlio e la povera contadina decise di separarli mandando il figlio ad esercitare la professione in una lontana provincia perché si dimenticasse di lei. Prima di partire il giovane disse a Dea che lo aspettasse e quando fosse arrivato si sarebbero sposati. Dopo quattro anni, il giovane ritornò al villaggio sperando di trovare la sua amata e poter mantenere la promessa fatta molti anni prima, ma non vedendo la sua bella Dea si preoccupò e chiese ai suoi genitori che fine avesse fatto, senza ottenere soddisfazioni. Si avvio allora verso il ponte romanico e là trovò la ragazza che piangeva disperata, stupito le chiese cosa avesse e lei gli parlò di Enrico il suo promesso sposo. Rufo disse: "Bene bene, lo sfiderò a duello e chi di noi due sarà vincitore ti avrà in sposa su questo ponte". Dea diede il suo consenso e entrambi si diressero a casa di Enrico per spiegargli la situazione, egli fu d'accordo e accettò la sfida. Il giorno dopo avvenne il fatto che avrebbe reso per sempre importante il ponte del Vernè. Alla presenza di tutti i contadini del villaggio il duello ebbe inizio: Rufo diede subito un colpo ben assestato alla spada di Enrico disarmandolo, ma gli risparmiò la vita poiché non aveva colpe e si era dimostrato un avversario leale. E fu così che Rufo sposò Dea proprio sul ponte dove l'aveva conquistata.

L'orco buono

C'era una volta nella valle dove si trova Locana un orco e sua moglie. Vivevano felici nella valle in buoni rapporti con gli uomini perché erano bravi e onesti. Vissero felici e contenti per un lungo periodo finché un giorno venne ad abitare nella vallata un drago volante con la sua famiglia. Di lì iniziarono i guai dell'orco e sua moglie, perché i draghi volanti erano cattivi e disonesti: vivevano nelle grotte della montagna ma andavano spesso a saccheggiare e bruciare i paesi della vallata che per questo diventava sempre più povera. Allora un giorno l'orco, stanco dei saccheggi che danneggiavano la valle, decise di uccidere i draghi. Si armò come si deve e andò alle caverne, ma quando uscì il drago, con uno sputo di fuoco lo bruciò vivo. In paese dopo aver saputo la notizia si misero tutti in lutto. L'orchessa, dopo la morte del marito, decise di vendicarlo e invitò i draghi a prendere un the dove avrebbe messo del veleno. I draghi andarono dall'orchessa ma come essa aprì la porta la bruciarono insieme a tutta la sua casa.Gli abitanti dopo averlo saputo decisero di provare loro ad uccider i draghi. Quando questi andarono a saccheggiare il paese, gli spezzarono le ali , li catturarono legandoli e poi li bruciarono sul rogo. In memoria dell'orco e dell'orchessa, decisero di chiamare la valle Valle dell'Orco, poiché gli orchi si erano sacrificati per il loro amato paese.

La pietra del diavolo

Nella borgata di Montepiano, in mezzo ad un bosco, esiste una pietra piatta e lunga che si narra venisse usata dagli abitanti del villaggio per battere l'orzo. La pietra, così come la frazione, si trovava nella zona più soleggiata di tutta la valle e questo privilegio, unito alla bella pietra piatta, indispettiva i dirimpettai borghigiani di Montigli. Fu così che un bel giorno decisero di fare un patto niente poco di meno che con il diavolo chiedendogli di portare loro metà della grande pietra. Una notte, quindi, gli abitanti di Montepiani furono svegliati da assordanti rumori, andarono a svegliare Don Pianfetti e con lui, munito di aspersorio, si diressero verso il luogo da dove proveniva quel frastuono. Grande fu lo spavento quando videro il principe delle tenebre intento a tagliare a metà la pietra con un enorme scalpello. Don Pianfetti allora si armò di fede e coraggio, prese l'aspersorio e iniziò la benedizione del luogo invaso dal demonio. Fu così che il diavolo dovette fuggire lasciando dietro di sé una scia di fiamme e fumo, mentre sulla roccia ancora oggi sono ben visibili i segni del suo scalpello.

Maddalena e Maria

A parte i soliti problemi di ogni paese al vita a Locana si svolgeva piuttosto pacifica e serena. Un giorno (dicono i vecchi, il 22 maggio 1583) il sole splendeva alto nel cielo e faceva molto caldo; due donne del paese durante il pomeriggio partorirono, e ognuna di loro ebbe una bimba, niente di strano!! Ma il fatto che colpì la gente fu che nel momento del parto io cielo si oscurò, il vento gelido si alzò e delle voci come di lamento percorrevano le vie del paese. Da quel giorno, la gente superstiziosa, tenne sempre sotto controllo le due bambine. Ma in fin dei conti la gente aveva anche ragione a sospettare la malvagità delle due bambine Maddalena e Maria: difatti fin dal giorno in cui cominciarono a camminare e parlare si comportavano in modo strano, non parlavano con gli altri bambini, non ridevano mai, guardavano la gente con sguardi gelidi che intimidivano perfino gli animali. Gli avvenimenti quantomeno bizzarri non si fermavano certo qui. Maddalena e Maria scrivevano su delle foglie che poi buttavano al vento, ne facevano di cose strane, ma la più misteriosa era quella dei gatti scomparsi, difatti nelle sere di luna piena, portavano sei gatti nella pineta e ritornavano con un sacco di paglia sporco di sangue. Oppure andavano in chiesa, chiudevano tutti i portoni e poi cominciavano a contare e disegnare strane figure sulle pareti. Quando raggiunsero i diciotto anni vennero incolpate di una disgrazia, da due giorni vestivano sempre di nero e molti degli anziani erano preoccupati per le sorti del paese, difatti il giorno del loro compleanno, naturalmente non festeggiato, morirono tutti gli animali del paese,il fiume straripò, cadde il crocifisso in chiesa e tutte le porte di Locana si spezzarono a metà. Tutti pensarono a Maddalena e Maria che in quel momento si trovavano in chiesa, non appena la folla entrò prese le due ragazze, le legò e le portò davanti ad un giudice. Passarono tre giorni rinchiuse in una cella e neppure i loro genitori andarono a trovarle. Il quarto giorno (forse il 26 maggio del 1601) un paesano di nome Grato disse a tutta la popolazione: "Ascoltate gente, stanotte in sogno un Angelo mi ha detto di far cambiare vita a Maddalena e Maria, ma il popolo mi deve aiutare dimostrando fede e pregando". Non tutti i locanesi credevano a questo, ma volevano assolutamente giustiziare le ragazze. Il mattino dopo Grato riuscì a portarle in chiesa e davanti a tutti posò le mani sulla fronte di ognuna di loro e disse: "Cambierete in nome di Dio". La folla inginocchiata pregava con fervore fissando negli occhi le due fanciulle che cercavano di liberarsi dai lacci che le tenevano imprigionate; d'un tratto il cielo si fece scuro come di notte, incominciò a tuonare; le pareti della chiesa tremavano; una pioggia scrosciante si abbatte sul paese; sul volto degli abitanti si leggeva la paura, ma non venne mai meno la loro fede. Quando il primo raggio di sole entrò dalle vetrate illuminando i volti delle fanciulle, tutti videro la loro espressione serena e trasparve l'originaria bellezza. Pacificate con Dio e con gli uomini, da quel giorno in poi le due ragazze cambiarono la loro vita aiutando anche i bisognosi: così da quel giorno alla chiesa fu dato il nuovo nome di San Grato.