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Il comune di Locana appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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Curiosità

Bambole souvenir

Bambole di stoffa realizzate interamente a mano con una tecnica svizzera.

Pezzi unici ed originali, i loro vestiti rappresentano l'abito della "Festa" indossato dalle donne di Locana del 1800 circa. Oggi rappresentato dal Gruppo Folk. Queste bambole souvenir sono state presentate ufficialmente nel 2006 in occasione della festa dei "Lucanin ent el mund" svoltasi il 16 luglio a Locana.
...Da cosa nasce cosa...la fantasia corre!
E nascono così gli "Antichi Mestieri" e le "Leggende" con gli Spazzacamini, l'Arrotino, lo Stagnino, le Masche di Cambrelle...e i costumi dei Comuni vicini...
Per maggiori informazioni di tali souvenir rivolgersi all'Ufficio Turistico di Locana.

Spaciafurnel

Gli Spazzacamini o "Borna" hanno origine nella seconda metà dell'Ottocento.

Nella Valle Orco provenivano dal territorio compreso tra Noasca e Locana. Si spostavano tra Novembre e Maggio, in piccoli gruppi composti da un capo, il Pudròc, e da uno o più ragazzi, i Gògn, in genere di 6 - 7 anni, a cui toccava la parte più ingrata e faticosa del lavoro: con la loro corporatura minuta venivano sospinti su per la canna fumaria che dovevano accuratamente scrostare dalla fuliggine. Si dirigevano in pianura, verso il mare o al di là delle Alpi, in Francia. Mentre alle donne e ai vecchi restava il compito di mandare avanti, in loro assenza, il lavoro dei campi e il bestiame.
bimbo spazzacamino

Lo Spazzacamino indossava "lu gich", un giubbotto con il colletto alla russa, alto e ben aderente, e una camicia di tela ben chiusa ai polsi in modo da non far entrare la fuliggine (sùsi) durante la pulizia del camino/fornello (bòrna). Sul lato della giacca era cucita una specie di tasca a cui appendere la raspa. I calzoni (tàiras) erano generalmente di velluto, irrobustiti da toppe sulle ginocchia. Le scarpe avevano una robusta tomaia in pelle; venivano tolte durante la pulizia del camino. Un tascapane accompagnava sempre lo Spazzacamino nei suoi spostamenti. Altro dettaglio importante era il "bartun", si metteva sulla testa durante la pulizia del camino (era un berretto di tela a forma di sacchetto che consentiva di respirare senza ingoiare troppa fuliggine). Per finire, ogni Spazzacamino aveva un numero identificativo, portato sempre ben in vista; fino alla fine dell'Ottocento era fissato sul cappello (tòpe), nel Novecento sulla camicia.

Carceri, vagabondi, ladri e mendicanti

Fin dai tempi antichi, chi andava contro la legge veniva punito severamente. I cittadini del Canavese, come tutti i Piemontesi, che commettevano reati, venivano tradotti a Villafranca.

Per i reati minori, ogni comune aveva una camera da adibire a carcere. Fra il 1843 e il 1910, il carcere mandamentale di Locana era situato in una camera al piano terreno del vecchio edificio comunale, abbattuto e ora ricostruito: le pene non dovevano essere superiori a 3 mesi. I carabinieri tenevano sotto sorveglianza, in una piccola cella della Caserma dei Carabinieri "al Cantellino" (1906-1945), soprattutto gli ubriachi, e gli individui sorpresi a commetter piccoli furti; in seguito venivano tradotti al carcere di Ivrea e Torino. A Locana non furono mai commessi reati gravi, quindi paese denominato "zona tranquilla". Forte, invece, fu la litigiosità (da non dimenticare il valore di un pezzo di legno raccolto nell'altrui proprietà, o la raccolta di qualche frutto o il pascolo delle proprie capre sulle proprietà altrui).

Parecchie leggi di polizia si riferivano all' osservanza e al rispetto del culto religioso. A nessuno era permesso di chiacchierare in chiesa o fare un atto che potesse essere di pubblico scandalo, sotto pena di 2 scudi d'oro. Ogni suddito doveva osservare il precetto pasquale: era obbligatorio per tutti la sospensione del lavoro nei giorni festivi, i negozianti non potevano vendere nelle ore degli "uffizi sacri e divini", durante la messa; i pubblici spettacoli nei giorni consacrati dovevano chiudere, era proibito il ballo in vicinanza delle chiese.

I ladri ebbero vita grama: per il primo furto, se non eccedeva lire 15, il ladro era punito con la catena a tempo; se eccedeva la somma veniva fustigato in pubblico. Per il secondo furto, se non eccedeva il valore suddetto, era bollato su un braccio; il terzo furto la galera per anni 20; al quarto furto, la galera a vita. Se però, i quattro furti eccedevano la soma di lire 200, si puniva con la pena di morte. Al quinto furto, la pena di morte veniva applicata anche se non eccedeva le 200 lire.

Ad esempio il ladro di frutta, di legna nelle campagne, se recidivo era punito con la galera e pubblicamente fustigato. Il furto di una cosa sacra in un luogo sacro, qualunque fosse il valore della cosa, era punito con la morte, se il furto era commesso nel tabernacolo, il taglio della mano destra.
Alcuni abitanti di Locana e valle, conobbero il carcere per vagabondaggio, questua, sospetti di furto, pascolo abusivo, furto campestre e "archiviati" nel carcere di Polizia di Ivrea.

Il carcere di Locana

Dal carcere mandamentale di Locana, dipendevano Ceresole e Noasca. Era carcere pretorio per il fatto che i detenuti, erano condannati dal pretore. Il carcere si trovava al piano terreno del Palazzo Comunale abbattuto e ricostruito. In una camera gli uomini e, in quella attigua, le donne, oltre ad una piccola cameretta per le panche e per le coperte per i detenuti: queste camere hanno un piccolo cortiletto con muro di cinta, dove, in un punto molto basso, chiunque, anche un ragazzo può superarlo andando sul tetto del magazzino.

La porta del piccolo carcere è situata in vicolo Borgat (ora Borsat), le persone di passaggio per strade potevano conversare e somministrare vitto e vestiario.

Le autorità carcerarie stimarono che il carcere poteva contenere fino a 10 reclusi. Il custode del carcere si faceva pagare due soldi al giorno per la custodia di ciascun carcerato.