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Immagini dal Comune di Locana - Valli Orco e Soana - Parco del Gran Paradiso
Centro visitatori
Antichi e nuovi mestieri della Valle Orco
Locana. Foto riproducente l’interno del Centro Visitatori.

Il Comune di Locana ospita anche un Centro visitatori del Parco Nazionale del Gran Paradiso presso la Chiesa sconsacrata di "San Francesco" in Via Roma.
Il lavoro in una comunità alpina all'interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso è il tema del centro visitatori.
Il legame tra lavoro e territorio è rappresentato con alcune soluzioni interattive: la ricostruzione di due luoghi di lavoro, la casa di montagna dove avviene la lavorazione del latte e la casa di città di primo Novecento, dove operava lo spazzacamino; la scenografia di un teatrino animato; il plastico di una centrale idroelettrica costruita all'interno del Parco vi si trova il Centro Documentazione delle Energie Rinnovabili.
Sono previste quattro postazioni informatizzate con cui è possibile visionare la documentazione dell'AEM. Tra questi gli impianti diga e impianto fotovoltaico di Telessio, Centrale di Rosone, Centrale di Bardonetto.

Per informazioni rivolgersi all'Ufficio Turistico:
Tel. 0124/839034
Numero verde 800666611
indirizzo e-mail uffturisticolocana@libero.it

P.N.G.P.: www.pngp.it

Sede legale, Presidenza, Direzione:
Via Della Rocca 47 - 10123 Torino
Telefono +39/0118606211
Fax: 0118121305
eMail: segreteria@pngp.it
Orario: 09.00-12.30 / 14.00-17.00 (dal Lunedì al Giovedì)
Venerdì 09.00-12.30

Segreteria turistica:
Via Della Rocca 47 - 10123 Torino
Tel. +39/0118606233
Fax: 0118606234
eMail: info@pngp.it
Orario: 09.00 - 12.00 (dal Lunedì al Venerdì)

Sede amministrativa:
Via Losanna 5 - 11100 Aosta
Telefono: +39/016544126
Fax: 0165236565
eMail: sedeaosta@pngp.it
Orario: 09.00 -12.30/14.00 -17.00 (dal Lunedì al Giovedì)
dalle 9-12.30 (Venerdì)



PER SAPERNE DI PIÙ...

A partire dal 1800 si assiste alla nascita dei mestieri "Itineranti". Le destinazioni di tali mestieri erano: Pianura Padana, Borgogna, Spagna, fino al centro Italia (Firenze), Milano, Genova, Savona.
Tra i mestieri antichi si ricordi:

  • gli stagnini di Valprato e Vallone del Piantonetto;
  • i vetrai di Ronco;
  • gli arrotini e merciai di Frassinetto;
  • gli spazzacamini di Noasca e Locana;
  • Scalpellini di Sparone;
  • Calderai di Ceresole, Noasca, Ribordone, Alpette;
  • Segantini di Locana e Sparone;

La Valle Orco è quindi una delle principali valli di origine degli spazzacamini con la Valle di Vigezzo, la Val di Rhemes, Val di Non, Centovalli, Valle Maggia e Val Verzasca.
Il motivo che spingeva le famiglie a lasciare andare i figli così giovani a fare il garzone dello spazzacamino era l'estrema povertà a causa delle scarse risorse delle vallate alpine.
I primi accenni di spazzacamini si hanno verso la fine del 1400 nella Firenze dei "Medici".
Gli "Spaciafurnel" della Valle Orco, quando non attraversavano la Galisia per andare in Francia occupando gran parte del Piemonte, della Lombardia, della Liguria e della Toscana.
La migrazione stagionale aveva meno vantaggi rispetto a quella permanente, sia economici che culturali.
La massima espansione degli spazzacamini si ebbe a partire dalla seconda metà del 1800 sino al 1920/1930.
La paga della famiglia era molto bassa per l'affitto stagionale di un bambino, ma il fatto di non averlo in casa durante l'inverno significava una bocca in meno da sfamare e quindi un qualcosa in più per quelli che rimanevano data la grande povertà.
A volte era il padre che si portava appresso i figli nell'impresa di spazzacamino, ma nella maggior parte dei casi erano degli estranei che affittavano i piccoli per la stagione. Infatti erano molti valdostani, austriaci e svizzeri che venivano a reclutare i bambini a Locana e a Noasca.
La ditta degli spazzacamini era composta dai bambini piccoli che si occupavano di salire per i camini, poi vi erano ragazzi di 16/17 anni che facevano da assistenti ai padroni, occupandosi di lavori prima di completa competenza dei padroni (portare i ferri più pesanti, ne curava la manutenzione, ritirava in un sacco la fuliggine da rivendere, dirigeva il lavoro dei piccoli quando il padrone non c'era) ed infine il padrone che si limitava a raccogliere i pagamenti ottenuti dal lavoro svolti dai suoi garzoni e "Gòn" (piccolo spazzacamino). Rarissimi erano poi i Padroni "buoni".
Infine una quarta figura era composta dagli "Indipendenti" che partivano dalla montagna quando volevano e tornavano quando gli sembrava, nessuno gli aspettava.

GiovanniNoascone
Indumenti tipici degli spazzacamini

Ed ecco una descrizione sul vestiario degli spazzacamini:

  • Un berrettone fatto a sacchetto, di tela, da calarsi su bocca e occhi durante il lavoro;
  • Quando si toglieva il berretto in tela, finito il lavoro, molti indossavano un cappello;
  • Maglie di lana con maniche lunghe;
  • Giacca scura con legacci alle maniche donde evitare l'entrata della fuliggine con toppe sui gomiti, senza bottoni per evitare che si impigliassero nel lavoro in camino;
  • Pantaloni di fustagno con toppe su ginocchia e sul sedere;
  • Calze di lana;
  • Zoccoli con suola in legno e tomaia in cuoio. (sia scarpe che calze si toglievano durante il lavoro per salire meglio per i camini);
  • Il tascapane per metterci la roba di ricambio, il pane e il formaggio per il pranzo. Molte volte tale indumento fungeva da copricapo per ripararsi bocca e occhi dalla fuliggine durante il lavoro;
  • Alcuni dei piccoli spazzacamini, durante i trasferimenti da un paese all'altro, usavano gli �Scapin�, scarpe di stracci fatte in casa;
  • Solo pochi spazzacamini potevano permettersi il mantello, in genere di panno pesante.
  • Inoltre alcuni bambini avevano un sacchettino di fustagno legato al collo dove mettevano le mance che sfuggivano al controllo dell'avido padrone.
  • Gli spazzacamini valdostani e canavesani utilizzavano addirittura ginocchiere e gomitiere in cuoio fissate per mezzo di cinghie alle gambe.

Alcuni spazzacamini usano anche un foulard nero. Solitamente l'intero vestiario dello spazzacamino era composto da roba di recupero. Si noti poi anche la nascita di un GERGO comune degli spazzacamini diverso da quello del loro paese d'origine. Ciò indicava segno di solidarietà tra questi girovaghi per distinguersi dai sedentari di città. Indicava un segno di appartenenza ad un gruppo.

Monumento degli spazzacamini in Località Giroldi.

Gli spazzacamini della Valle Orco quando partivano, passavano a fare un'offerta alla "Madonna delle Grazie" in fraz. Gurgo di Locana. Qui i padroni facevano fare una sorta di giuramento ai piccoli spazzacamini: "Quello che è su e su e quello che è giù e giù", per tutelarsi dalle angherie che gli avrebbero fatto patire.
Dal canto suo il piccolo spazzacamino non si azzardava a ribellarsi al padrone data la paura di essere abbandonato e di non trovare più la strada di casa, non essendo mai uscito dalla loro valle.
A Milano nel 1869 nasce un Patronato a protezione degli spazzacamini, fondato da alcuni facoltosi signori svizzeri e successivamente altre associazioni.
Anche a Torino nascono forme di assistenza per gli spazzacamini, tra cui si ricordi la Società di Patrocinio dei piccoli spazzacamini, sotto la tutela di Don Cafasso.
Il mestiere di spazzacamino comportò il sorgere di malattie professionali: tubercolosi delle vertebre lombari, asma e bronchiti croniche, polmoniti causata dalla fuliggine respirata. Le morti erano soprattutto dati da polmoniti, affaticamento cardiaco, grave alterazione del tessuto polmonare e la silicosi. Frequentissimi erano anche gli incidenti con la bicicletta usata dagli spazzacamini dovuti a stanchezza, alcol, nebbia. La crisi degli spazzacamini arrivò nel secondo dopoguerra (1950) perché le stufe andavano a sostituirsi ai camini. In località Giroldi è stato costruito un monumento in ricordo degli spazzacamini.

INFO
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