
Sul territorio comunale è riscontrabile la presenza delle due tipologie della casa alpina a pietra dominante, quella di carattere accentrato e quella isolata. Tale patrimonio residenziale, di fondazione tardo-seicentesca e databile fino al XIX secolo, è caratterizzato da tipiche case con "lobbie" e talvolta con archi porticati su più livelli.
I nuclei abitati sono strutturati nella maggioranza dei casi a conformazione essenzialmente compatta, con gli edifici addossati l'uno all'altro ed esposti secondo il miglior soleggiamento.
Gli edifici storici presenti sia nel capoluogo sia nelle borgate sono rappresentati da case su più piani, spesso a logge o con inserimento di balconi lignei, in cui l'uso dei materiali tradizionali è ricorrente:

- pietra locale (gneiss granitoide) per le murature, composte da elementi a spacco e ciottoli, legante e intonaci a calce;
- legno di castagno e larice per gli orizzontamenti, balconi e orditure dei tetti;
- pietra locale lastricata denominata "losa" per il manto di copertura.
Numerose architetture conservano in facciata affreschi murali a soggetto religioso-devozionale o meridiane: in via Roma a Locana capoluogo, a Moglia e Fornolosa.
In località Piandemma, Piane, Praie si conservano edifici isolati, ovvero non aggregati in nucleo, di significativa rilevanza architettonica, con impiego di pilastri tondi in opera lapidea, intonacati. Tale sistema è costituito da logge lignee abbinate ad una struttura portante a colonne cilindriche in pietra, secondo un modello costruttivo di larga diffusione nell'arco alpino e di massiccia presenza nelle valli di Pont.


Le colonne, alte due o tre piani sorreggono, libere, i travi portanti della copertura.

La sezione delle colonne è variabile a seconda delle condizioni climatiche nelle diverse zone: nelle fasce montane dove maggiore è il carico di neve il diametro è variabile intorno agli 80 centimetri e si riduce a circa 60 nelle zone di media altitudine al di sotto degli 800 metri di quota. La bellezza e la forza di queste architetture nasce anche dalla dimensione notevole dei volumi edilizi e delle singole parti della costruzione.

Le facciate di questo tipo architettonico, realizzato con muri in pietra mista, erano normalmente rifinite con intonaco a calce. Tale patrimonio è databile dal XVII al XIX secolo.
Le frazioni Fornetti, Casetti conservano case settecentesche di tipo alpino, a volume accentrato: tetto a due falde, facciata sul fronte sud, realizzate con tecniche tradizionali con murature in pietra a spacco locale, orizzontamenti in legno e manto di copertura in lose.

L'organizzazione degli spazi avviene generalmente così:

Nel 1719 in Locana esistevano diversi mulini in località Praie, Molera, Chironio, Fredisso, Pratolungo, Precaria, Pianotnetto e Chiavaria. Alcuni mulini derivavano l'acqua dall'Orco, gli altri dai ritani.
A quel tempo si contavano in totale 29 molini, più dieci piccoli edifici di molino formati d'una sola rota, ma il loro utilizzo era limitato data la mancanza degli ordigni (parti meccaniche), e d'acqua a causa delle frane, devastatrici di roggie.
I molini situati in pianura avevano un reddito maggiore di quelli ubicati in montagna, e per questo motivo, condotti da: vassalli, conti e Confraternite.
Per sopperire ai bisogni in occasione di siccità e insufficienti corsi d'acqua si svilupparono mulini che potessero essere mossi da un altro tipo di motore come vento, forza animale e forza umana.
Le prime fucine impiantate a Locana risalgono alla fine del 1700. L'attività siderurgica della Valle era notevole.
A Locana le 9 fucine costruivano badili, vanghe, tridenti, forche, zappe, ed altri utensili per l'agricoltura. Si produceva, inoltre, la Tola nera (latta).
La materia prima la riforniva la miniera di Traversella, il ferro vecchio e il rottame Brosso e Torino.
La fucina era una così costituita: un forno per la fondita di ferro; sottigliatoia, magazzini, carbonaie, stalla, fienile, alloggio civile e per la maestranza. Il tutto cinto da un muro.
Le cave di calce di Locana erano conosciute sin dai tempi antichi, ma non sfruttate con continuità: per la costruzione della chiesa del Capoluogo, che risale al 1400, fu certamente usata la calce di Montepiano.Attualmente vi sono ancora le tracce dei vecchi forni.
La calce veniva trasportata a spalle al Capoluogo, in via ex Montepiano, vicino alla piazza del ballo, ove vi era un deposito per il successivo trasporto con i carri in tutta la valle.